I limiti della percezione e il fascino dell’invisibile
L’essere umano tende spontaneamente a credere che ciò che percepisce coincida con ciò che esiste. È un’idea rassicurante, ma profondamente illusoria. Dal punto di vista biologico siamo organismi estremamente limitati.
La realtà fisica che ci circonda è immensamente più ampia di quella che i nostri sensi sono in grado di registrare.
Vediamo solo una piccolissima porzione dello spettro elettromagnetico, percepiamo un intervallo ridottissimo di frequenze sonore e restiamo completamente ciechi a fenomeni come onde radio, infrarossi, ultravioletti o campi magnetici. Come ricordava spesso Piero Angela, ci muoviamo nella realtà come dei mutilati sensoriali, costretti a costruire un’immagine del mondo a partire da informazioni parziali.
Le neuroscienze lo mostrano con chiarezza: la percezione non è una riproduzione fedele della realtà, ma una sua interpretazione. I sensi forniscono dati incompleti e spesso ambigui, che il cervello integra, corregge e completa sulla base dell’esperienza, delle aspettative e del contesto.




